Un utile esempio di come le dinamiche
necessitino di essere comprese, orientate e gestite, al fine di generare
crescita e progresso liberi da contraddizioni e criticità, è quello relativo
alle energie rinnovabili, con un particolare riferimento all’eolico ed al
fotovoltaico.
Temi assai attuali che sarebbe fin troppo
facile inquadrare entro una logica modernista, futurista e “marinettiana”,
intessendo elogi sperticati di sincera ammirazione verso le nuove forme metalliche,
tecnologiche e moderne, totem del progresso, monumenti al futuro.
Già mi vedo intento a declamare versi
scomposti, disarticolati, ma solidi ed efficaci nel celebrare le meraviglie
delle nuove forme dell’energia pulita: roteare ronzante di enormi braccia
spinte dalla forza del vento, come eserciti di soldati amici in formazione sui
crinali delle colline all’orizzonte, a vegliare su una nera distesa di
fondovalle a disegnare un paesaggio di silicio ed energia pura. Monumenti a
celebrazione della dinamica, dell’energia, della scienza, della modernità e del
progresso!
Sono autenticamente convinto della
necessità di rivolgersi alle energie rinnovabili, e ho seriamente guardato
all’ipotesi di una rievocazione ‘marinettiana’ di apologia della modernità, quale
facile scorciatoia per una efficace presa di posizione, che rischiava però di
discostarsi troppo da un più problematico, approfondito, onesto, approccio Edenamista!
Ho quindi privilegiato ai facili ardori la
strada tortuosa e spesso controversa dell’analisi basata sullo sviluppo per
tesi opposte, cara all’Edenamismo.
Come tutte le politiche complesse, anche
quella di investire convintamente sulle energie alternative, non è priva di
contraddizioni e di criticità, tra cui ad esempio, l’uso massiccio di prodotti
potenzialmente inquinanti nella produzione dei pannelli fotovoltaici, piuttosto
che lo scempio paesaggistico che una diffusione incondizionata di pale eoliche,
piuttosto che degli stessi pannelli, produrrebbe; e sta già in parte producendo
dopo pochissimi anni di vasto impiego di tali tecnologie.
Orientare le dinamiche in corso! Cogliere
gli aspetti utili e innovativi delle
energie rinnovabili AGENDO per limitarne le ricadute più deteriori, è il
fondamento dell’approccio dualistico complesso proposto dall’Edenamismo.
Attraverso tele approccio si tenta di uscire dal problema attraverso sicure
risposte corroborate da dati conoscitivi analitici, al di fuori della logica
dei facili slogan ad effetto che risulta certamente più appassionante, in quanto
divide il mondo in favorevoli e contrari, pur senza giungere mai ad una
soluzione condivisa.
Siamo quindi giunti ad un bivio che ci
comporta la necessità di sviluppare due tipi di argomentazioni:
quale linguaggio utilizzare per dare
grinta ad un approccio che, in quanto analitico, rischia di apparire troppo
paludato e poco coinvolgente;
come sviluppare il tema delle energie
rinnovabili, arrivando ad articolare una chiara presa di posizione.
Il primo tema è una vera sfida, e su
questa sfida si gioca gran parte dell’appeal che l’Edenamismo piò conquistarsi
verso l’esterno. Indipendentemente dall’approccio utilizzato, appare quanto mai
necessario arrivare a suscitare interesse attraverso la provocazione e la
polemica, che non siano fine a se stesse, ma che inneschino la voglia di
conoscere e di approfondire. E in questo ci viene in auto la componente
Dinamica dell’Edenamismo che, per sua natura, incarna la fase, anche
controversa, della ricerca e dell’esplorazione. Diamo quindi voce alla
Dinamica, enfatizzando la prolusione per tesi contrapposte! Animiamo il
dibattito e così facendo diamo il via alla ricerca della sintesi! Se quanto
asserito fino ad ora ha un fondamento di ragione, il percorso analitico e
dialettico condurrà ad una sintesi
finale, convincente e condivisa, che rappresenti l’Eden del discorso stesso.
Non ci resta quindi che entrare a piè pari in argomento …
PAESAGGI,
PANNELLI E …. PALE
di Luca Bertagnon
Paese
di sole, di vento e di mare, ma anche Paese di cultura, storia e paesaggio. Una
cultura dimenticata, sottostimata, spesso abbandonata, un paesaggio violato,
scempiato, costruito e imbruttito dalla speculazione. Si costruisce ovunque:
quartieri, periferie, villaggi, e ancora, infilate di capannoni, raccordi
autostradali, centri commerciali; il tutto in maniera apparentemente casuale e
confusa, senza una logica estetica ed urbanistica, ma sempre nel rispetto dei
diktat del mercato, della rendita, degli affari e della speculazione.
Normale!
… Normale? Certo tutto assolutamente normale: normale l’assuefazione ad un
certo modello di sviluppo, normale il convincimento di non poter incidere efficacemente
su questo stato di cose, normale anche il senso di impotenza di fronte
all’incessante colonizzazione del cemento, continua, inarrestabile, proteva. Ed
ecco che tutta questa assuefazione, questa normalità, questa supina benevola
accettazione nei confronti della cementificazione trova una tardiva forma di
redenzione nell’accanimento e nei processi alle intenzioni quando si parla di
‘parchi eolici o fotovoltaici’. Lo stesso puerile escamotage di rendere più
‘digeribili’ gli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili, definendoli appunto ‘PARCHI’, la dice lunga sull’ostilità con cui
sono visti tali interventi, più ancora da amministratori pubblici e da addetti
del settore (uffici tecnici, commissioni edilizie e del paesaggio – correi
dello scempio urbanistico in atto) che non dai cittadini.
Ma
come! … Non ci hanno raccontato fino alla nausea che il petrolio inquina e che
ormai è un’energia del passato, ambientalmente insostenibile rispetto agli
standard attuali? Non si sono profusi
(ambientalisti, antagonisti, scienziati ‘responsabili’, ecc..) ,ormai da
decenni, in una guerra senza tregua al nucleare, troppo pericoloso,
incontrollabile, generatore di scorie e di problemi gestionali che avremmo
lasciato per secoli e secoli in eredità ai nostri discendenti; sostenendo che
il futuro viene dal sole?
Ebbene,
dopo esserci coperti il capo di cenere per il fatto, paese di sole di vento e
di mare, di essere il fanalino di coda in tema di sfruttamento di energie
‘pulite’; dopo gli incentivi governativi per la diffusione, anche casalinga,
parcellizzata e diffusa delle tecnologie per la cattura delle energie
rinnovabili; dopo le deroghe per consentire la realizzazione di impianti senza
subire il muro di gomma della burocrazia; … quando finalmente i cittadini hanno
cominciato a cogliere l’opportunità degli incentivi ed a convincersi dei
vantaggi di vivere nel paese del sole, del vento e del mare … allora sì, ci
siamo ricordati della cultura, della storia, del nostro incredibile paesaggio
italiano! Che incredibile capacità queste energie rinnovabili: aprirci gli
occhi sullo scempio urbanistico e paesaggistico in atto nel nostro Paese! Non
era cosa facile, ed evidentemente potevano riuscirci solo queste bizzarre forme
di energia pulita, forse troppo pulita per i nostri parametri, tale da
scombussolare assuefazioni e certezze. Un solo rammarico: che la spada di
Damocle del paesaggio e della cultura
sia rivolta esclusivamente al silicio dei pannelli ed a quelle inguardabili
pale eoliche, dimenticandosi del cemento, che
continua la propria avanzata silenziosa in tutte le direzioni.
Apriamo
gli occhi e facciamo un passo avanti in chiave Edenamista: in un caso come
questo non vi è nulla da mediare, non vi sono istanze contrapposte da far
dialogare, c’è solo la necessità di essere coerenti riconoscendo, da un lato,
la necessità di innovare anche e soprattutto in tema di approvvigionamento
energetico e, contestualmente, di rispettare ambiente, architettura e
paesaggio. Due opzioni inconciliabili? Solo nel momento in cui ogni scelta è
subordinato al guadagno, alla forza del capitale, alla spinta del denaro!
Rispetto non vuol dire negazione dei problemi e fuga dalle responsabilità sul
binario morto dell’inedia del non fare. Rispetto significa progetto, studio,
innovazione, superamento degli schemi preconcetti e delle rigidità che ci
assediano. Il paesaggio in particolare è il risultato di scelte compositive e
costruttive, formali ed estetiche. L’imperativo deve essere quello di costruire
e reinterpretare il paesaggio con gli elementi della modernità: con i pannelli
neri in celle di silicio e con le maestose ed ingombranti pale eoliche. Come in
altri contesti si apprezza lo skyline di torri e grattacieli, allo stesso modo
si può arrivare a riconsiderare uno scorcio o una veduta valorizzata dalla
presenza di un impianto eolico; come arriviamo ad apprezzare mirabili esempi di
archeologia industriale, possiamo pensare di entusiasmarci per un moderno
incedere di filari di neri pannelli, con le loro danze di riverberi di luce, le
loro cangianze e quell’effetto metallico ed altamente tecnologico di cui sono
fieri portatori.
Una
concezione nuova di paesaggio, un’evoluzione del senso estetico che non può
essere delegata ad altri se non a noi Architetti,
che dobbiamo redimerci dall’imperdonabile colpa di esserci inchinati al
capitale, anche a costo di abdicare alla qualità pur di celebrare il profitto.
Qualsiasi
trasformazione porta con se rischi e contraddizioni, che possono essere
affrontate e superate solo entro la dimensione della sperimentazione attenta e
del Progetto. Solo recuperando convintamente il valore dell’approfondimento
dell’analisi e dell’idea, si può superare il preconcetto che gran parte delle
trasformazioni territoriali approdi a pessimi risultati, con l’insorgere di
sempre nuovi ed imprevisti problemi. La propensione a progettare non è venuta
meno tra i professionisti italiani, anche se è costantemente mortificata da una
committenza, sia pubblica che privata, che sembra non essere in grado di
cogliere la dimensione formale ed estetica del progetto, svilito al ruolo
improprio di strumento volto al superamento del labirinto della burocrazia.
Raccogliamo
quindi la sfida delle energie alternative, reimpadroniamoci della dimensione,
che ci è propria, della qualità e della forma, torniamo a giudicare, a
valutare, a promuovere o bocciare, in funzione del risultato estetico raggiunto
e non in ossequio ad un astratto ‘diritto’ a poter fare qualsiasi schifezza
immaginabile. Così facendo eviteremo i processi alle intenzioni,
pronunciandoci, ed indignandoci se necessario, sulla sostanza del progetto, sui
suoi reali impatti e sulle ripercussioni al contorno.
Ma
prima di concludere questa prolusione, mi voglio concedere un ultimo sfogo sul
controverso tema del fotovoltaico in aree agricole: laddove non siamo più
capaci di dare una valenza economica all’agricoltura, sempre più rivolta ad
attività di nicchia, a riserva indiana di una tradizione con radici sempre più profonde
e lontane, piuttosto che vedere avanzare l’incolto, lasciamo spazio ai nuovi
filari di silicio, ai parchi dinamici del vento, veri baluardi contro le
metastasi in cemento che, queste sì, irreversibili, si mangiano metro dopo
metro, lo spazio vitale del nostro territorio!
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