sabato 24 settembre 2011

SUL FOTOVOLTAICO E SULLE ENERGIE RINNOVABILI


Un utile esempio di come le dinamiche necessitino di essere comprese, orientate e gestite, al fine di generare crescita e progresso liberi da contraddizioni e criticità, è quello relativo alle energie rinnovabili, con un particolare riferimento all’eolico ed al fotovoltaico.
Temi assai attuali che sarebbe fin troppo facile inquadrare entro una logica modernista, futurista e “marinettiana”, intessendo elogi sperticati di sincera ammirazione verso le nuove forme metalliche, tecnologiche e moderne, totem del progresso, monumenti al futuro.
Già mi vedo intento a declamare versi scomposti, disarticolati, ma solidi ed efficaci nel celebrare le meraviglie delle nuove forme dell’energia pulita: roteare ronzante di enormi braccia spinte dalla forza del vento, come eserciti di soldati amici in formazione sui crinali delle colline all’orizzonte, a vegliare su una nera distesa di fondovalle a disegnare un paesaggio di silicio ed energia pura. Monumenti a celebrazione della dinamica, dell’energia, della scienza, della modernità e del progresso!
Sono autenticamente convinto della necessità di rivolgersi alle energie rinnovabili, e ho seriamente guardato all’ipotesi di una rievocazione ‘marinettiana’ di apologia della modernità, quale facile scorciatoia per una efficace presa di posizione, che rischiava però di discostarsi troppo da un più problematico,  approfondito, onesto, approccio Edenamista!
Ho quindi privilegiato ai facili ardori la strada tortuosa e spesso controversa dell’analisi basata sullo sviluppo per tesi opposte, cara all’Edenamismo.  
Come tutte le politiche complesse, anche quella di investire convintamente sulle energie alternative, non è priva di contraddizioni e di criticità, tra cui ad esempio, l’uso massiccio di prodotti potenzialmente inquinanti nella produzione dei pannelli fotovoltaici, piuttosto che lo scempio paesaggistico che una diffusione incondizionata di pale eoliche, piuttosto che degli stessi pannelli, produrrebbe; e sta già in parte producendo dopo pochissimi anni di vasto impiego di tali tecnologie.
Orientare le dinamiche in corso! Cogliere gli aspetti utili e innovativi  delle energie rinnovabili AGENDO per limitarne le ricadute più deteriori, è il fondamento dell’approccio dualistico complesso proposto dall’Edenamismo. Attraverso tele approccio si tenta di uscire dal problema attraverso sicure risposte corroborate da dati conoscitivi analitici, al di fuori della logica dei facili slogan ad effetto che risulta certamente più appassionante, in quanto divide il mondo in favorevoli e contrari, pur senza giungere mai ad una soluzione condivisa.
Siamo quindi giunti ad un bivio che ci comporta la necessità di sviluppare due tipi di argomentazioni:
quale linguaggio utilizzare per dare grinta ad un approccio che, in quanto analitico, rischia di apparire troppo paludato e poco coinvolgente;
come sviluppare il tema delle energie rinnovabili, arrivando ad articolare una chiara presa di posizione.

Il primo tema è una vera sfida, e su questa sfida si gioca gran parte dell’appeal che l’Edenamismo piò conquistarsi verso l’esterno. Indipendentemente dall’approccio utilizzato, appare quanto mai necessario arrivare a suscitare interesse attraverso la provocazione e la polemica, che non siano fine a se stesse, ma che inneschino la voglia di conoscere e di approfondire. E in questo ci viene in auto la componente Dinamica dell’Edenamismo che, per sua natura, incarna la fase, anche controversa, della ricerca e dell’esplorazione. Diamo quindi voce alla Dinamica, enfatizzando la prolusione per tesi contrapposte! Animiamo il dibattito e così facendo diamo il via alla ricerca della sintesi! Se quanto asserito fino ad ora ha un fondamento di ragione, il percorso analitico e dialettico  condurrà ad una sintesi finale, convincente e condivisa, che rappresenti l’Eden del discorso stesso. Non ci resta quindi che entrare a piè pari in argomento …


PAESAGGI, PANNELLI E …. PALE
di Luca Bertagnon

Paese di sole, di vento e di mare, ma anche Paese di cultura, storia e paesaggio. Una cultura dimenticata, sottostimata, spesso abbandonata, un paesaggio violato, scempiato, costruito e imbruttito dalla speculazione. Si costruisce ovunque: quartieri, periferie, villaggi, e ancora, infilate di capannoni, raccordi autostradali, centri commerciali; il tutto in maniera apparentemente casuale e confusa, senza una logica estetica ed urbanistica, ma sempre nel rispetto dei diktat del mercato, della rendita, degli affari e della speculazione.
Normale! … Normale? Certo tutto assolutamente normale: normale l’assuefazione ad un certo modello di sviluppo, normale il convincimento di non poter incidere efficacemente su questo stato di cose, normale anche il senso di impotenza di fronte all’incessante colonizzazione del cemento, continua, inarrestabile, proteva. Ed ecco che tutta questa assuefazione, questa normalità, questa supina benevola accettazione nei confronti della cementificazione trova una tardiva forma di redenzione nell’accanimento e nei processi alle intenzioni quando si parla di ‘parchi eolici o fotovoltaici’. Lo stesso puerile escamotage di rendere più ‘digeribili’ gli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, definendoli appunto ‘PARCHI’, la dice lunga sull’ostilità con cui sono visti tali interventi, più ancora da amministratori pubblici e da addetti del settore (uffici tecnici, commissioni edilizie e del paesaggio – correi dello scempio urbanistico in atto) che non dai cittadini.
Ma come! … Non ci hanno raccontato fino alla nausea che il petrolio inquina e che ormai è un’energia del passato, ambientalmente insostenibile rispetto agli standard attuali?  Non si sono profusi (ambientalisti, antagonisti, scienziati ‘responsabili’, ecc..) ,ormai da decenni, in una guerra senza tregua al nucleare, troppo pericoloso, incontrollabile, generatore di scorie e di problemi gestionali che avremmo lasciato per secoli e secoli in eredità ai nostri discendenti; sostenendo che il futuro viene dal sole?
Ebbene, dopo esserci coperti il capo di cenere per il fatto, paese di sole di vento e di mare, di essere il fanalino di coda in tema di sfruttamento di energie ‘pulite’; dopo gli incentivi governativi per la diffusione, anche casalinga, parcellizzata e diffusa delle tecnologie per la cattura delle energie rinnovabili; dopo le deroghe per consentire la realizzazione di impianti senza subire il muro di gomma della burocrazia; … quando finalmente i cittadini hanno cominciato a cogliere l’opportunità degli incentivi ed a convincersi dei vantaggi di vivere nel paese del sole, del vento e del mare … allora sì, ci siamo ricordati della cultura, della storia, del nostro incredibile paesaggio italiano! Che incredibile capacità queste energie rinnovabili: aprirci gli occhi sullo scempio urbanistico e paesaggistico in atto nel nostro Paese! Non era cosa facile, ed evidentemente potevano riuscirci solo queste bizzarre forme di energia pulita, forse troppo pulita per i nostri parametri, tale da scombussolare assuefazioni e certezze. Un solo rammarico: che la spada di Damocle del paesaggio e  della cultura sia rivolta esclusivamente al silicio dei pannelli ed a quelle inguardabili pale eoliche, dimenticandosi del cemento, che  continua la propria avanzata silenziosa in tutte le direzioni.
Apriamo gli occhi e facciamo un passo avanti in chiave Edenamista: in un caso come questo non vi è nulla da mediare, non vi sono istanze contrapposte da far dialogare, c’è solo la necessità di essere coerenti riconoscendo, da un lato, la necessità di innovare anche e soprattutto in tema di approvvigionamento energetico e, contestualmente, di rispettare ambiente, architettura e paesaggio. Due opzioni inconciliabili? Solo nel momento in cui ogni scelta è subordinato al guadagno, alla forza del capitale, alla spinta del denaro! Rispetto non vuol dire negazione dei problemi e fuga dalle responsabilità sul binario morto dell’inedia del non fare. Rispetto significa progetto, studio, innovazione, superamento degli schemi preconcetti e delle rigidità che ci assediano. Il paesaggio in particolare è il risultato di scelte compositive e costruttive, formali ed estetiche. L’imperativo deve essere quello di costruire e reinterpretare il paesaggio con gli elementi della modernità: con i pannelli neri in celle di silicio e con le maestose ed ingombranti pale eoliche. Come in altri contesti si apprezza lo skyline di torri e grattacieli, allo stesso modo si può arrivare a riconsiderare uno scorcio o una veduta valorizzata dalla presenza di un impianto eolico; come arriviamo ad apprezzare mirabili esempi di archeologia industriale, possiamo pensare di entusiasmarci per un moderno incedere di filari di neri pannelli, con le loro danze di riverberi di luce, le loro cangianze e quell’effetto metallico ed altamente tecnologico di cui sono fieri portatori.
Una concezione nuova di paesaggio, un’evoluzione del senso estetico che non può essere  delegata ad altri se non a noi Architetti, che dobbiamo redimerci dall’imperdonabile colpa di esserci inchinati al capitale, anche a costo di abdicare alla qualità pur di celebrare il profitto.
Qualsiasi trasformazione porta con se rischi e contraddizioni, che possono essere affrontate e superate solo entro la dimensione della sperimentazione attenta e del Progetto. Solo recuperando convintamente il valore dell’approfondimento dell’analisi e dell’idea, si può superare il preconcetto che gran parte delle trasformazioni territoriali approdi a pessimi risultati, con l’insorgere di sempre nuovi ed imprevisti problemi. La propensione a progettare non è venuta meno tra i professionisti italiani, anche se è costantemente mortificata da una committenza, sia pubblica che privata, che sembra non essere in grado di cogliere la dimensione formale ed estetica del progetto, svilito al ruolo improprio di strumento volto al superamento del labirinto della burocrazia.
Raccogliamo quindi la sfida delle energie alternative, reimpadroniamoci della dimensione, che ci è propria, della qualità e della forma, torniamo a giudicare, a valutare, a promuovere o bocciare, in funzione del risultato estetico raggiunto e non in ossequio ad un astratto ‘diritto’ a poter fare qualsiasi schifezza immaginabile. Così facendo eviteremo i processi alle intenzioni, pronunciandoci, ed indignandoci se necessario, sulla sostanza del progetto, sui suoi reali impatti e sulle ripercussioni al contorno.
Ma prima di concludere questa prolusione, mi voglio concedere un ultimo sfogo sul controverso tema del fotovoltaico in aree agricole: laddove non siamo più capaci di dare una valenza economica all’agricoltura, sempre più rivolta ad attività di nicchia, a riserva indiana di una tradizione con radici sempre più profonde e lontane, piuttosto che vedere avanzare l’incolto, lasciamo spazio ai nuovi filari di silicio, ai parchi dinamici del vento, veri baluardi contro le metastasi in cemento che, queste sì, irreversibili, si mangiano metro dopo metro, lo spazio vitale del nostro territorio!




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