sabato 20 aprile 2013

LA ‘DEMOCRAZIA’ DI DAVOS


Il World Economic Forum di Davos del gennaio 2013 ha contribuito a chiarire, per chi non l’avesse ancora capito, la reale articolazione dei poteri nel mondo globalizzato contemporaneo.
Schierati a Davos abbiamo infatti potuto vedere, in carne ed ossa, gli invisibili, gli inarrivabili, gli egemoni; coloro che non alimentano il gossip, non compaiono in televisione, non vengono bersagliati dai giornali o insidiati dalla magistratura: il vertice del sistema finanziario dominante.
Il  potere, nei diversi momenti storici, è di volta in volta conteso tra politica ed economia e, nella maggior parte dei casi le due sfere d’influenza coincidono: coincidono nelle fasi storiche di ascesa delle società, per la corale spinta verso conquiste di benessere e di solidità, determinata dalla coincidenza tra ideali forti e consolidamento dell’economia; divergono nelle fasi discendenti, nelle quali si perde la spinta ideale e l’obiettivo comune e si tende a vivere di rendita su quanto prodotto in passato.
L’Occidente all’avvio del Terzo Millennio si trova proprio in questa parabola recessiva di stanchezza e perdita di ideali: il capitalismo figlio della Rivoluzione Industriale, fatto di progresso tecnico e di impresa, è degenerato in capitalismo finanziario; la politica a sua volta, raggiunta la fase di stabilità e di pace dopo la seconda guerra mondiale, ha perso di impulso e si è ritirata, per mancanza di orizzonti per i quali valesse la pena spendersi, a fare da zerbino alla dittatura dei capitali, delle banche e delle finanziarie.
Chiarito lo scenario di fondo, possiamo collocare gli attori della rappresentazione contemporanea comprendendone il copione. In tal modo capiamo, ad esempio, come sia stato possibile il golpe strisciante che ha portato l’insipido Monti al potere SENZA CHE LA POLITICA ABBIA MOSSO UN DITO; comprendiamo l’unanime apprezzamento dello stesso Monti in Europa e sui maggiori giornali, e ci diamo una spiegazione per lo strisciante disprezzo e la derisione da sempre manifestata verso Berlusconi (uomo d’impresa e non di finanza), da parte di molti dei suoi colleghi europei.
In questo quadro ricollochiamo, nella corretta dimensione, il parlamento, i partiti, ed in generale il cosiddetto ‘potere’ politico. Senza ideali alti la politica si ritrova a rappresentare la parodia del potere, in essa si trovano a proprio agio parassiti di ogni risma che, a costo di accomodarsi a vita su poltrone di privilegio, sono disposti ad ogni compromesso, facendosi dettare l’agenda dai Principi di Davos e subendo senza vergogna i dileggiamenti dell’opinione pubblica, dei giornali, dei pubblici ministeri e dimostrando in tal modo di essere solo delle marionette senza dignità, nelle mani di chi conta davvero.
In questo quadro si consuma la liturgia ‘democratica’ delle elezioni, per la quale un popolo espropriato della sovranità finge di decidere delegando a rappresentarlo una classe politica di cortigiani al soldo dei Signori di Davos.
Luca Bertagnon

VI SIETE FINALMENTE CONVINTI CHE GLI ASINI VOLANO?


Ebbene sì, gli asini volano! Del resto lo vedete tutti che gli asini volano, … com’è bello e divertente vedere tutti questi asini che volano nel cielo … e potremmo andare avanti a ripetere all’infinito questo medesimo concetto nell’intento d convincere i più sulla veridicità della strampalata teoria degli asini che volano, e con la certezza che, alla fine, la maggioranza finirebbe col crederci davvero.
Si tratta semplicemente di una collaudata strategia di comunicazione che, attraverso la ripetizione ossessiva, magari da parte di voci autorevoli e possibilmente senza contraddittorio, porta ad un autentico convincimento, anche su teorie inverosimili o strampalate. E’ la strategia che sta mettendo in atto il potere finanziario dominante per farci digerire i sacrifici imposti da un governo Monti che non sta risanando un bel niente, salvo rastrellare, ancora una volta, nello stile dei peggiori governi del pentapartito, gli ultimi spiccioli dalle tasche dei cittadini.
Ci raccontano ripetutamente che non avevamo scelta, che stiamo facendo un doveroso sacrificio finalizzato al risanamento ed alla ripresa, fino a fantasticare che non vi è stato un reale aumento della pressione fiscale, ma che si è trattato solo di una inevitabile, utile, razionalizzazione del prelievo, verso un fine ultimo di ripresa, prosperità e benessere per tutti. Ce lo raccontano con tanta veemenza, passione e convinzione, continuamente ed incessantemente che qualcuno si sta davvero convincendo che deve essere proprio così.
Poco importa l’evidenza degli aumenti dei carburanti, delle sigarette, delle marche da bollo, delle tasse sulla casa, rispolverando i peggiori arnesi dei governi più spendaccioni ed irresponsabili della storia della repubblica; dietro la scusa del risanamento tutto è consentito. Che volete che sia un abnorme numero di dipendenti pubblici che alimentano inconsapevolmente un’insaziabile macchina burocratica che soffoca e distrugge l’economia e l’iniziativa privata? Con la diminuzione delle province risolviamo ogni problema. E potremmo andare avanti con gli esempi, evidenti, inconfutabili, convincenti; tanto domani troveremo un presidente del consiglio, contrappuntato dal serio Casini e dall’autorevole Napolitano, pronto a ripetere la solita tiritera di fandonie, ripreso e amplificato in video, nei telegiornali, citato e rimbalzato dagli opinionisti.
Come è possibile, ci si chiede, che la gente sopporti un’infinità di fandonie di tal fatta senza indignarsi e scendere in strada con i forconi? Che subisce passivamente il prelievo infinito di uno stato insaziabile e sciupone? L’opera di convincimento di massa non si basa solo sulla continua ripetizione delle tesi più improbabili funzionali al potere dominante, ma si poggia su un lavoro preparatorio, pianificato o non pianificato non importa, ma in atto ormai da anni, teso, attraverso un’idea di benessere di facciata, costruito sul mero possesso di oggetti, ad uccidere gli ideali. Lo scopo primario della vecchia e stanca società europea sembra sempre di più quello di raggiungere la felicità attraverso il possesso di status simbol da reperire facilmente sul mercato. Le donne e gli uomini europei si sentono giusti, civili, tolleranti, arrivati, detentori di un benessere e di una supremazia sul mondo, non hanno un reale progetto per il futuro, non hanno reali obiettivi perché sono convinti di avere ormai tutto. Coerentemente con questa idea si lavora alacremente, come formiche, per accaparrarsi l’inutile, il vacuo e l’apparenza, ci si inventano norme assurde sulla curvatura delle banane, si moltiplicano esponenzialmente gli adempimenti burocratici fini a se stessi al solo scopo di creare impegni, occupazioni, e preoccupazioni, che servono a tenerci impegnati, a costruire una sorta di mondo parallelo, di facciata, tutto basato sulla forma e sulle cose.
La crisi di obiettivi, di pensiero e di ideali e la contemporanea e smaniosa corsa ad accaparrarsi gli oggetti porta a quel torpore funzionale ai disegni di un capitalismo finanziario che vede gli europei ormai solo ed unicamente come un unico grande mercato dove piazzare, con fortissimi margini di guadagno, prodotti concepiti ed assemblati altrove, mentre tutti, con il naso per aria, stanno a vedere contenti … gli asini che volano.

IL PRIMO PASSO PER INSORGERE: PAGARE LE TASSE


Cosa c’è dietro questa strana affermazione? Forse l’idea di pagare tutti per pagare meno? BALLE! BALLE! BALLE! Maggiore è il drenaggio dai cittadini maggiori gli sperperi, le ruberie, le clientele (con la cura Monti siamo a più di 2000 Miliardi di debito pubblico). Anche per questo, nell’accezione comune, la protesta e la rivolta contro il potere costituito si legano all’idea dello sciopero fiscale.
Ma quale sciopero fiscale? E’ come immolarsi da soli sull’altare! Come mettersi le manette da soli! Lo sciopero fiscale funziona solo nel momento in cui TUTTI sono disposti ad astenersi dal pagare le tasse, ma se così fosse, non ci sarebbe bisogno dello sciopero fiscale perché saremmo di fronte ad una generale consapevolezza, tale da non rendere necessaria questa estrema forma di protesta. Quindi anche l’idea dello sciopero fiscale è uno specchietto per le allodole, e quindi una gran BALLA!
Paghiamo quindi le tasse che ci competono, paghiamole tutte, ma poniamoci nella condizione di sfuggire dalle regole del controllo di uno stato invasivo che irrompe nell’intimo di ognuno. Riuscendo in questa piccola sfida saremmo in grado, realmente, di dare avvio ad un’azione realmente eversiva.
Paghiamo in contanti quanto più possiamo, evitando l’intermediazione bancaria del bancomat o della carta di credito.
Sperimentiamo forme di baratto per lo scambio di beni, oggetti, prestazioni, servizi. Nel fare questo non è che possiamo sempre essere del tutto rispettosi di assurde regole di ferrea disciplina e controllo di uno stato padrone, ma altrimenti che insorgenti saremmo!
E ancora, smettiamola di essere più realisti del re, interpretando in senso prudenziale e restrittivo regole già di per se limitanti: sforziamoci di trovare un’interpretazione creativa e a noi favorevole di regole che minano la nostra libertà e la nostra autonomia di giudizio. La nostra casa E’ NOSTRA, l’interno dell’abitazione è e deve essere di nostra ESCLUSIVA competenza, le manutenzioni ordinarie SONO LIBERE, le opere interne che non pregiudicano la statica dell’edificio NON DFEVONO ESSERE AUTORIZZATE DA NESSUNO, e così via….Sono modi per riappropriarci del nostro privato, dell’autonomia delle nostre scelte, modi per sottrarci dalla mediazione perpetua dello stato, delle banche, del potere.
Puntiamo all’autosufficienza energetica, scaldiamoci con la legna, magari barattandola da un vicino da un contadino da un taglialegna; alimentiamoci energeticamente con i pannelli fotovoltaici, senza bisogno di incentivi, senza immettere energia in rete e senza richiederne, per non essere legati alla fornitura di un gestore monopolista.
Coltiviamo l’orto e produciamo in proprio quanti più prodotti possibili per il fabbisogno primario.
Non chiediamo niente allo stato, non compiliamo modelli ISEE , non elemosiniamo sovvenzioni o contributi da elemosina, soprattutto se per avere aiuto dalla mano pelosa dello stato siamo costretti a raccontare troppo del nostro lavoro e della nostra vita.
Recuperiamo il concetto di famiglia, ricerchiamo la solidarietà all’interno della cerchia ristretta di amici, vicini e familiari, lasciando le istituzioni fuori dalla nostra vita, secondo l’equazione più società (intesa come microcosmo attorno al nostro io) e meno stato.
Cerchiamo di limitare la televisione ma privilegiamo i social network, utilizzando carte prepagate, limitando i contratti di servizio, le assicurazioni, le convenzioni con i soggetti pubblici.
Solo così riusciremo a contenere la burocrazia, a lasciare lo stato invasivo fuori dalla porta della nostra casa, per godere di qualche momento di autonomia, di libertà, per mostrare che vivere in un modo diverso SI PUO’!
E allora mostriamoci bravi cittadini, rispettosi degli adempimenti, buoni pagatori di quanto dovuto, ma scappiamo da tutto ciò che non può esserci imposto, rifugiamoci nella foresta di Sherwood del nostro privato e della nostra casa e li troveremo altri come noi che prima o poi troveranno la forza ed il coraggio di radunarsi attorno ad un Robin Hood capace di alzare il tiro, verso forme di ribellione più matura, più consapevole e più radicale! …. E chissà che quel Robin Hood non sia già in qualcuno di noi ….

di Luca Bertagnon

IL NUOVO CHE AVANZA


Da un Bersani rassegnato,
col colbacco spelacchiato

ex ministri e deputati,
per non esser rottamati

doppi turni e sbarramenti,
per fare inciampare Renzi

gran timore tra i decotti
causa il giovine rampollo
‘NIPOTINO’ DI ANDREOTTI

IL CASO DELL’AQUILA, LA COMMISSIONE GRANDI RISCHI E L’ITALICA IPOCRISIA


La discussa e clamorosa condanna degli esperti della Commissione Grandi Rischi da parte del tribunale dell’Aquila è solo l’ultima delle innumerevoli dimostrazioni dell’ipocrisia che pervade lo Stivale, indifferentemente da Nord a Sud.
Capiamo che questa società fatichi ad accettare la fatalità, comprendiamo come un esasperato umanesimo pretenda un utopistico controllo sulla natura e sui suoi fenomeni, siamo consci del fatto che la spettacolarizzazione degli eventi, anche di più devastanti e drammatici, pretenda i propri capri espiatori; ma che si siano sempre chiusi gli occhi, e si continuino ancora oggi a chiudere, sull’uso scellerato del territorio, sull’abitudine ad edificare in aree improponibili, che si sia avvezzi a derogare di continuo sulle norme di sicurezza e di buona tecnica e poi ci si lavi tutti le mani e i piedi con una bella condanna esemplare ai membri della Commissione Grandi Rischi, questo non lo possiamo proprio accettare!
L’ipocrisia imperante non può accettare un’onesta ripartizione delle responsabilità tra amministratori, tecnici, proprietari di terreni, imprenditori, costruttori, addetti alla vigilanza ed al controllo. Tutti colpevoli, nessun colpevole. Meglio dunque lavarci tutti la coscienza facendola pagare a quei ‘delinquenti’ della Commissione Grandi Rischi che non hanno capito, che hanno invitato tutti a stare tranquilli e a rientrare nelle case! …. In attesa dell’ordine di evacuazione diramato dalla Protezione Civile per la prossima pioggerellina di primavera …