GENESI (29 Agosto 2010)
E’ AR-RI-VA-TA, così, all’improvviso, senza fanfare, silenziosa e strisciante all’esterno, ma fragorosa, totalizzante, roboante, invadente per chi ne viene investito: come un doloroso lutto o la gioia improvvisa e indefinibile per una grossa vincita, che ti investe e nel turbinare dei pensieri tutto azzera e tutto scompone, in una revisione delle categorie mentali, delle priorità, degli obiettivi.
E’ AR-RI-VA-TA del tutto inattesa, ma non del tutto inaspettata, dopo anni di dubbi, di ricerche vane, di tentativi insoddisfacenti o abortiti, di autocitiche e sperimentazioni, in un giorno di fine agosto senza nemmeno un foglio e una penna per fermare, ordinare e descrivere l’incontenibile fluire di pensieri, idee ed emozioni che sgorgano senza sosta e montano, si gonfiano, ingigantiscono e ti riempiono, come l’agitarsi convulso e impalpabile di elettroni.
A 43 anni suonati! Di una generazione tramortita alla nascita dall’eredità di 50 anni di ideologie, rivoluzioni, dall’incalzare di un progresso tecnologico senza limiti, dalla tragedia di due Guerre Mondiali, stragi, deportazioni, disperazione!
Una generazione nata senza sogni, maturata prima del tempo, pragmatica: lavoro, ... posizione, ... famiglia, guadagno, benessere, profitto!
Rimossa la fase degli ideali adolescenziali e dei sogni giovanili, non stupisce che questa si riaffacci prepotentemente nella constatazione di un capitalismo imperfetto, dominato dalle regole di un profitto selvaggio e senza scrupoli.
La devastazione, non più della guerra, ma di un progresso che genera megalopoli, periferie squallide, anonime degradanti, che impesta e ammorba il territorio, l’aria, l’acqua, alimenta la percezione di sconfitta e .. riaccende la ragione, la voglia di recuperare una fase giovanile perduta di ricerca, di ideali, di sogni, di alternative migliori.
E’ AR-RI-VA-TA dunque l’idea, la visione, il sogno, che alimentano la voglia di agire e di muovere entro un percorso ancora da tracciare, ma con la prospettiva di una meta. Questo percorso ora c’è ... e si chiama EDENAMISMO.
1° ATTO: COSCIENZA EDENAMISTA, PROSPETTIVA DINAMICA PER L’EDEN
EDENAMISMO come prospettiva dinamica per l’EDEN: traguardo ideale ma assolutamente TERRENO, della mente e del corpo: bellezza estetica, equilibrio, pace e serenità dell’anima; gioia di vivere. EDEN è sostanza, limpida trasparenza, forma e positività.
Il concetto di EDENAMISMO si distacca nettamente dalle teorie edeniste degli anni ’70, rivolte ad una ricerca utopica e romantica di un eden materiale tutto teso alla riproposizione acritica ed anacronistica dei modi di vita delle tribù andine e della foresta amazzonica, intese superficialmente come concretizzazione dell’eden.
EDENAMISMO al contrario è un viaggio nel futuro e nel progresso, un moto di pensiero dinamico che guarda al futuro, al progresso e alla tecnologia.
EDENAMISMO è un obiettivo, un sogno, un ideale; incarna la sostanza di una moderna ideologia che si carica del difficile compito di incanalare e contenere l’utilitarismo imperante ed il nichilismo diffuso, per spingere le società verso uno sviluppo ordinato, pacifico, democratico, nel quale la coesistenza bilanciata di opzioni complementari quali progresso, ego, economia e profitto, con senso del bello, ricerca estetica, pensiero, filosofia e memoria, portino l’uomo moderno verso una condizione migliore, ‘ideale’, verso l’eden perduto.
La tensione edenamista non rinnega il capitalismo e l’utilitarismo, la crescita sospinta dall’interesse e dal bisogno di affermazione individuale, ma lo reinterpreta facendosi portavoce di istanze collettive, indispensabili per una crescita equilibrata, armonica e democratica.
Solo armonizzando e compenetrando interesse e profitto con valori culturali ed estetici condivisi ed ampiamente riconosciuti, sarà possibile raggiungere uno stato di reale ed armonico equilibrio, come massima essenza dell’eden.
2° ATTO: DEMOLIZIONISMO
La crisi degli ideali e delle ideologie, il debordare dell’utilitarismo egoista, il progresso piegato al capitale, impongono la necessità, per operare una netta virata in senso edenamista, di un’azione traumatica, di profonda rottura, finalizzata al raggiungimento di un nuovo equilibrio dinamico, verso un progresso più a misura d’uomo.
Ripulire dalle scorie lasciate dal mercato e dal progresso di matrice utilitarista, è l’imperativo che pone l’EDENAMISMO.
Il volto virile, estremo, feroce, dell’EDENAMISMO, per un’efficace azione di demolizione delle incrostazioni mentali imposte dall’utilitarismo e dal profitto e per la demolizione fisica, materiale, delle scorie che il progresso malato e viziato e più deteriore ha lasciato sul territorio.
DEMOLIZIONISMO per alimentare ed incoraggiare l’utopia del bello, dell’equilibrio, dell’eden!
D E M O L I R E ! DEMOLIRE! DEMOLIRE! come supremo atto liberatorio, necessaria catarsi per una ritrovata dignità.
DEMOLIREMO le illusioni che ottenebrano le menti attraverso la promessa di falsi ideali di libertà offerti dal prodotto facile! Prodotto facile > prodotto per tutti > falsa prospettiva di benessere attraverso la risposta a bisogni indotti dall’omologazione: il prodotto elevato a sogno; al solo scopo di alimentare un gigantesco, infinito mercato. L’imperativo è consumare, omologarsi nella corsa al prodotto, al sogno, pensare poco e consumare, consumare molto: la televisione per tutti! Il plasma, e poi l’home theater per tutti!, l’i pad per tutti!, e ancora ... la villetta con giardino con il cane ed i nanetti per tutti!, le vacanze esotiche per tutti! ... In questa orgia di consumo e in questa illusione omologante di benessere, si perde il concetto di qualità, di bellezza, di misura, tutti protesi verso l’obiettivo di omologarsi nella conquista dello status simbol.
Noi vogliamo demolire i prodotti delle false illusioni di benessere e dell’effimero, frantumare televisori, telefonini, radere al suolo villette con giardino e farci beffe di vacanze esotiche, per ridonare alle menti una prospettiva reale, tangibile, che si esplichi nel raggiungimento di una REALE qualità della vita.
Ma soprattutto demolire quartieri, periferie, capannoni; demolire il vecchio, il deteriore, ciò che è brutto, deturpante e degenere, demolire le scorie di un progresso senza etica, demolire le metastasi del tumore dei nostri territori e delle nostre città. Demolire per un’urbanistica nuova, per un’architettura nuova, usare i moderni strumenti della perequazione e della compensazione per rendere sostenibile il trauma del rinnovamento e della ricerca di qualità.
3° ATTO: RICOSTRUIRE IL TERRITORIO ED IL PAESAGGIO
Progresso, benessere, fase ascendente del genere umano = espansione, DOMINIO!
Dominio significa occupazione del territorio, possesso, uso del suolo finalizzato ai propri esclusivi bisogni, alla concretizzazione dei propri ideali.
Il quest’ottica di dominio e di consumo, il concetto stesso di paesaggio si evolve, si apprezzano moderni skyline di ciminiere e di fabbriche, di grattacieli, ma, nel profondo, domina L’ABITUDINE DEI MILLENNI PASSATI quando, in assenza di ciminiere, grattacieli e fabbriche, il riferimento per il paesaggio erano le sole forme e le espressioni della natura, con i suoi colori, le sue forme e le sue suggestioni. Forte rimane l’emozione che si prova all’avvicinarsi di un temporale: è la voce dei millenni passati che ci esorta “attento, riparati!”. Intense le impressioni in presenza di un tramonto o sulla vetta di una montagna o di fronte allo sconfinato tavoliere del mare o ancora alla vista di uno stormo in migrazione. Impressioni effimere, potenti, che si consumano nel volgere di un istante e delle quali si tende subito a dimenticare la bellezza e la carica emozionale perché la loro memoria è conservata nel profondo, è una memoria antica che, quando sollecitata, riaffiora prepotente per poi tornare a riposare. E’ l’EDEN che si manifesta per segnare una prospettiva, per ricordarci la differenza tra il bene e il male, tra il bello che ci infonde gioia autentica, benessere e serenità, e lo squallore deprimente e avvilente di ampie porzioni del nostro territorio sacrificato alle logiche individualistiche ed egoistiche di un progresso malato.
Il tramonto, la foresta, la stessa campagna, segnata dai fossi e canali, sottolineata da filari e da siepi, non rappresentano esclusivamente un’evocazione romantica con accenni nostalgici e un po’ retrò, ma semplicemente un antico bisogno, imprescindibile, ineliminabile, radicato, che puntualmente ritorna prepotente, si manifesta, domina e alla fine prevale. Prevale sulle suggestioni del progresso, sui moderni skyline, sulle manifestazioni, anche le più colte e ben riuscite della modernità.
Affrontare il tema del territorio, partendo dal concetto di paesaggio, in un’accezione edenamista, significa prendere atto dell’esistenza e della forza di una memoria atavica nell’uomo e da qui partire nell’AZIONE e nella RICERCA dell’equilibrio, della varietà, della diversificazione, per rendere accettate, gradite, emozionali ed evocative anche le manifestazioni ed i prodotti della modernità, frutto di una memoria certamente più breve. Ecco che la conservazione degli elementi, dei paesaggi, delle suggestioni della memoria, che deve assumere aspetti di sacralità per quanto è importante, è la condizione per rendere accettabili, per sottolineare, per radicare manifestazioni ed espressioni legate alla contemporaneità, alla vita e alle esigenze del quotidiano, proprio per calare i bisogni pratici legati alla cultura e al progresso in una prospettiva di eden, di totale accettazione, di gradimento e di benessere.
EDENAMISMO è conservazione integrale di ciò che resta da conservare legato alla memoria atavica e profonda dell’uomo.
EDENAMISMO è ricerca della miglior gestione della concentrazione urbana per mantenere, conservare, valorizzare e RIPRISTINARE (in un’ottica di reale equilibrio) le suggestioni del paesaggio di antica memoria e l’evocazione delle manifestazioni prorompenti della natura, anche nel quotidiano, attraversando la Brianza o la periferia di Phildelphia.
EDENAMISMO è rifiuto fermo, fiero ed ESTREMO del colonialismo spiccio (a poco prezzo) del territorio ancora disponibile (poco o tanto che sia) per la ricerca di forme di utilizzo intensivo, equilibrato e di qualità dell’urbanizzato già a nostra disposizione. In questa accezione si inserisce il concetto di demolizionismo, per liberare spazio, per aggiustare, migliorare, rinnovare, INVESTIRE NELLA QUALITA’!
4° ATTO: PER UN’ARCHITETTURA RISPETTOSA DELLA NATURA E DELL’UOMO
Ci risulta difficile argomentare di architettura: dimenticata tradita, villaneggiata, snobbata. E’ concepibile un architetto che non si occupi di architettura, che non si abbeveri quotidianamente alla fonte della propria ispirazione, che non si nutra nella forma, nella materia e nella luce?
Domanda retorica nella società sottomessa all’utile e al capitale, succube delle logiche dettate dall’economia. Al capitale e all’economia non servono architetti ma semplicemente tecnici dediti all’edilizia, finalizzati agli interessi ed alle priorità del capitale. Tecnici per progettare e curare la realizzazione di palazzine e villette tutte uguali, di capannoni costruiti secondo modelli standardizzati e prefabbricati, omologati all’unico criterio imprescindibile: quello della minor spesa nella fase realizzativa per ottenere il massimo guadagno in fase di vendita.
Tecnici disposti ad impestare periferie, fondovalle e aree agricole di capannoni che, questi sì, se fossero tutti uguali, sarebbe già un bel risultato.
Questo è il male, questo il difetto: le scorie di un’idea distorta di progresso, figlio dell’utile e non della qualità. Non architettura da ‘curare’ dunque, ma scorie da smaltire! Questo il grosso salto culturale da compiere: DISTINGUERE tra architettura e incrostazioni di cemento sul territorio, tra ARCHITETTI, tecnici e burocrati.
In funzione del problema cambia radicalmente la cura. In particolare nonostante le tante brutture e delle cattive realizzazioni spinte dal profitto, gli architetti non hanno del tutto dimenticato le ragioni profonde dei propri studi, l’amore per la ricerca estetica, per l’arte, la forma e hanno continuato a sperimentare, a studiare, a capire. I più hanno dovuto lavorare per sé stessi, senza sbocchi su un mercato poco interessato alle loro intenzioni e alle loro idee. Alcuni, più capaci, hanno avuto anche la forza di proporsi e imporsi ad un sistema comunque alla ricerca di suggestioni e di modelli. Altri ancora si sono semplicemente appiattiti e, completamente succubi, hanno recitato fino in fondo la parte dei tecnici che veniva richiesta loro. Ma anche costoro rappresentano una risorsa, in ragione dei loro studi della loro cultura e sostenibilità. L’Architettura con la A maiuscola, marginalizzata rispetto all’edilizia riproduttiva, ma libera da stereotipi e da modelli totalizzanti e omologanti (lo stile dominante), ha vissuto una straordinaria stagione di sperimentazione, di ideazione, di ricerca di forme e suggestioni nuove, che in parte si è concretizzata in realizzazioni tangibili, in parte è rimasta sulla carta, pronta a manifestarsi ed erompere.
Cambiare parametri, mediare il profitto con l’estetica e la sostenibilità, liberandosi dall’idea di un controllo affidato alla burocrazia per tornare ad affidarsi ad istanze più raffinate come la condivisione ed il comune apprezzamento per la qualità. Questa la ricetta per ‘curare’ l’architettura, estirpando le incrostazioni, smaltendo le scorie ed investendo, liberando energie, offrendo spazi di espressività nuova, di qualità, di vero progresso, di identità, di cultura. Non uno stile dominante dunque, non una ricetta per rendere l’architettura a misura d’uomo, ma semplicemente fare spazio, costruire opportunità e consentire agli architetti di esprimersi, alla ricerca e all’architettura migliore di essere rappresentata. Allora sì sarà possibile una nuova qualità, un nuovo rapporto con il contesto, la possibilità di un recuperato concetto di paesaggio, una reale salvaguardia del territorio. Macchine per abitare moderne, estetiche e tecnologiche, funzionali alla qualità della vita e quindi al rispetto e alla valorizzazione del contesto e del paesaggio. Anche questo è EDENAMISMO.
5° ATTO: POLITICA, ECONOMIA, PROFITTO
Moderno RINASCIMENTO, l’EDENAMISMO non è alla ricerca di uno stile o di un linguaggio proprio, è semplicemente DISPONIBILITA’ ALLA RICERCA, cammino, viaggio perpetuo alla scoperta di una condizione dell’uomo sempre migliore, di uno stato di benessere materiale ed intellettuale. Come nel Rinascimento l’EDENAMISMO punta al completamento del raggiunto benessere materiale, con la ricerca di una dimensione artistica, filosofica e culturale propria, artefice del rinnovamento e della centralità delle arti dell’estetica della ricerca del bello e della qualità: qualità del vivere, qualità dell’abitare, nei rapporti sociali, nel mangiare, nelle relazioni interpersonali in genere. Si tratta quindi di un movimento culturale a 360° che si pone l’ambizioso obiettivo di correggere la rotta della società capitalista contemporanea incidendo su vari livelli.
In POLITICA con il sonno delle ideologie e l’equazione BENESSERE = PROGRESSO = PRODUZIONE = CONSUMO = LAVORO, si è assistito al generale ‘spegnimento’ delle istanze, e quindi dei partiti, di matrice ideologica. Dal dopoguerra l’economia, il capitale ed il profitto hanno cominciato a tessere indisturbati la propria tela. Glorificato centro del sistema era L’INDUSTRIA, bella, forte, potente, indiscussa.
La DC, partito di massa, del capitale e del profitto, asservita all’equazione vincente benessere = lavoro, interpreta le istanze dell’industria e del sistema di potere che la anima.
Il PCI, nostalgico interprete di ideologie in declino, vive ancora una stagione di preteso protagonismo nel ’68, con la parentesi degli ‘anni di piombo’, illusione per pochi di riaffermazione dell’idea perdente del comunismo, per poi avviarsi ad una lenta, progressiva ed inesorabile DECADENZA in termini di proposte e di consensi.
E’ l’industria a dettare le regole, forte e vincente comanda, piega la società ai propri bisogni: ferie ad agosto! È un ordine per tutti; periferie e quartieri dormitorio per essere più vicini al luogo di lavoro; immigrazione interna e manodopera dal sud. Un esempio su tutti: nell’Italia cattolica, sede del potere Vaticano, un’industria senza argini, espressione del nascente capitalismo senza ostacoli, riesce a far ABOLIRE LE FESTE CATTOLICHE pur di non interrompere la produzione!
Non a caso fu proprio il sistema gerarchico e di potere degli industriali a frenare, in prima battuta, l’ascesa politica di Silvio Berlusconi: testimone ed interprete dello stesso capitalismo e del medesimo utilitarismo dominante dal dopoguerra, che ormai sperimentava strade nuove, con nuovi interlocutori. L’industri non bastava più, la mera produzione non garantiva sufficienti margini, nuovo interlocutore diventava la FINANZA, la DC doveva cambiare immagine, modernizzarsi! ... e allora ... Forza Italia!
Merita un accenno la parentesi dei VERDI, figli di un più massiccio movimento sviluppatosi a scala europea, con una forte componente ideale, l’unica a resistere e a proliferare in una parentesi di sonno delle ideologie, l’unica che avrebbe potuto garantire, se giocata opportunamente, una giusta direzione allo sviluppo, all’utile e al capitale. Ma ecco che i suoi esponenti, deboli o forse non sufficientemente convinti, non sono riusciti a resistere alle sirene del capitale e del profitto, coinvolti, cooptati, e suicidati nel pentolone delle ideologie bollite: il pentolone della Sinistra.
Ma veniamo alla situazione odierna per indagare con quali interlocutori politici dovrà rapportarsi l’EDENAMISMO. Non certo con un Centro Sinistra decotto che, benché IDEOLOGICO, è ancora legato a vecchie ideologie e, di fatto, per rallentare l’inesorabile declino, non ha fatto altro che scodinzolare ai piedi del capitale e del sistema di potere produttivo e soprattutto finanziario dominante.
Sarà certo molto difficile anche un rapporto diretto con i principali interpreti di un sistema economico e finanziario che si intende arginare, limitare, indirizzare, sottoponendolo a logiche che vadano nella direzione di una maggiore considerazione dell’uomo, delle sue sensibilità, dei suoi, valori, dei suoi intimi bisogni, di un reale ed autentico benessere. Pur non rinnegando i meriti e le ragioni del sistema capitalistico, l’EDENAMISMO, ponendosi come binario per il capitale, non potrà certo trovare accondiscendenza da parte degli interpreti del modello dominante che intende arginare; e se così fosse si tratterebbe certamente di un’accondiscendenza pelosa, insidiosa, pericolosissima!
Uno spazio l’EDENAMISMO lo potrà trovare piuttosto nel grande movimento dei popoli: quello che propugna l’Europa dei Popoli contro le deviazioni e le derive dell’Europa delle Nazioni e dei tecnocrati.
L’opzione EDENAMISTA diviene così, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle comunità locali e delle identità locali, uno strumento indispensabile alla ricerca di un’identità culturale comune e di una fratellanza transfrontaliera che vada oltre la rigida delimitazione degli stati; è l’opzione politica che, più di altre, proprio attraverso la ricerca di un’identità, nella riscoperta di istanze storiche e culturali, nella ricerca delle comuni radici e di una comune matrice culturale, stabilisce un comune patto tra i popoli per l’affermazione delle istanze culturali, estetiche, ambientali di una sostenibilità nel progresso, a controbilanciare un utilitarismo ed una finanza disposti a schiacciare e mortificare tutto e tutti per i propri scopi, i propri indici, ed i propri aridi numeri.
Una comune matrice culturale europea come spinta alla ricerca EDENAMISTA nella selva dei modi di vita, nel gusto e nei sapori della tradizione, nella riscoperta di stili e ritmi più a misura d’uomo, nell’arte, nelle architetture e nei modi dell’abitare, nella storia, nella fratellanza e nella valorizzazione delle peculiarità e delle potenzialità dei popoli e dei territori. Una visione che potrebbe apparire un po’ nostalgica ma che, estremamente attuale, è corroborata e galvanizzata dalla spinta verso il progresso, la modernità, la tecnologia, la sperimentazione di forme, materiali, energie, verso una stagione di progresso e di benessere NEL RISPETTO DELLA NATURA E DELL’UOMO.
L’OPZIONE EDENAMISTA E’ OPZIONE CULTURALE, NON POLITICA IN SENSO STRETTO.
6° ATTO: SULLA PITTURA E SULLE ARTI
Una semplice analisi ed un appello: con il fiorire delle avanguardie dalla fine del IXX secolo si è assistito ad un reale rinnovamento nel gusto, nei modi di vita e nelle manifestazioni artistiche in generale, che proprio tramite la pittura si sono manifestate con maggiore evidenza ed ampia riconoscibilità. Dalla tradizione figurativa Ottocentesca si sono rapidamente percorse le numerose soglie della sperimentazione pittorica, fino a proporre la tela come supporto per una pura provocazione o per lanciare idee ed ipotesi estreme. E’ il fascino e la potenzialità dell’arte, che si esprime attraverso la sensibilità, la potenzialità, la carica espressiva ed innovativa degli artisti. La società, prima stupita, ammutolita, indignata, attraverso le espressioni dell’arte, compie un percorso culturale ed estetico, impara a riconoscere e a comprendere, fino ad apprezzarle, le forme espressive nuove e, dopo essersene impadronita, seleziona, giudica, premia o demolisce perché ormai la manifestazione e la rappresentazione del nuovo è divenuto patrimonio comune. Ebbene, dal dopoguerra sembra che questo meccanismo virtuoso si sia inceppato. Con il dominio dell’utile e dell’economia, anche l’arte è valutata secondo i paradigmi del dogma utilitaristico, in funzione della resa dell’investimento, del valore di mercato, della quotazione di un determinato artista. L’arte perde di significato dal punto di vista espressivo, estetico ed intellettuale, per venire mercificata in un mercato viziato dal monopolio dei galleristi. Si è perso dunque il senso collettivo e di partecipazione verso le manifestazioni artistiche, riducendo l’arte ad un fenomeno di nicchia, elitario, di mostre e vernissage per pochi eletti. In questa prospettiva si comprende il perché il mercato dell’arte arranca, privo di proposte innovative, nella perpetua riproposizione dei nomi e firme ormai esauste, nella sterile riproposizione di presunte provocazioni capaci al massimo di provocare noia. Ma, come per l’architettura, anche la pittura continua a stimolare ed affascinare, giovani artisti, coraggiosi, emarginati dal mercato ‘ufficiale’ dei galleristi milionari, che testardamente e silenziosamente sperimentano, producono, esprimono nell’arte le loro idee, senza necessariamente provocare, ma alla ricerca piuttosto della forma, del colore, della dinamica della materia, di una estetica nuova, che sappia trasmettere emozioni e sensazioni di piacere e benessere.
UN APPELLO: ... Su! Su! .... intellettuali, artisti, filosofi, liberi pensatori, incomincia il viaggio, instancabile e frenetico, propulsione di una riconquistata ideologia, verso un eden nel quale libertà, sicurezza, benessere e opportunità siano il presupposto indispensabile sul quale incastonare armonia, bellezza, equilibrio e ... idee.
Strappiamoci di dosso le divise, omologanti e protettive, con le quali ci avevano illuso tecnocrati e maghi della finanza e torniamo ad indossare cappelli, camicie colorate, stivali, occhiali e orologi vistosi per riconoscerci nel viaggio.
Convinti della superiorità del pensiero, della creatività e della bellezza sulla finanza e sul profitto di pochi, liberiamoci dalle catene con le quali si illudono di imprigionarci i mercanti e mettiamoci in MOVIMENTO consapevoli che:
il profitto fine a sé stesso è egoista, genera illusioni e genera scorie;
la tecnologia, le scienze, il progresso, benché animati e nutriti dal profitto, non possono esserne asservite, ma devono rispondere prioritariamente ai bisogni dell’uomo;
solo l’ideologia, per sua natura collettiva, frutto di viscerali pulsioni sociali, è in grado di bilanciare, contenere, guidare e disciplinare il profitto, l’interesse e la finanza, per porle a servizio della comunità;
il sonno delle ideologie ed il torpore degli intellettuali hanno ceduto spazio al profitto che, con le sue leggi spietate e con le sue illusioni, pur contribuendo al progresso ed al benessere, ha abbandonato sul terreno una grande quantità di scorie.
7° ATTO: SCUOLA, LAVORO, TECNOLOGIA E PROGRESSO
Da anni ormai la logica del profitto e della produzione conduce un attacco mirato sul modello di formazione di matrice classica, di stampo Ottocentesco, lento al cambiamento, tradizionalista, magari anche un po’ elefantiaco, basato sul primato, certo fuori moda da qualche decennio, della CULTURA.
Cultura classica, globale, multidisciplinare, che mira a fornire allo studente solide basi conoscitive generali, che difende lo studio del latino, della storia, degli autori classici. Una scuola quindi che, in forza della sua burocraticità ancestrale, della sua elefantiaca lentezza al cambiamento, come un placido potente pachiderma, ha saputo resistere alle sirene del profitto che reclamano a gran voce una scuola per Tecnici e non certamente per INTELLETTUALI. “.. la scuola non prepara i giovani al mondo del lavoro, è vecchia, inattuale e va modernizzata ..” si sente pontificare. Placido e potente pachiderma il sistema scolastico italiano ha fatto da argine al dilagare incontrollato delle logiche utilitaristiche e di mercato, infondendo in ognuno di noi il GERME della CULTURA, della FORZA DELLA RAGIONE, della STORIA e delle RADICI. CAPACITA’ CRITICA E IMPULSO ALLA CONOSCENZA PRONTO AD EMERGERE, A EROMPERE, A REAGIRE!
Alla scuola il compito di infondere cultura, quale estrema opportunità contro l’omologazione alle logiche utilitaristiche del consumo e della produzione.
L’EDENAMISMO ringrazia questa scuola antica, del latino, di Dante, della storia e della cultura classica, perché in questo humus brulicante di stimoli troverà la forza per la sua rivoluzione.
Sperimentazione EDENAMISTA tesa al benessere sociale, alla concordia, ad una vita degna di essere vissuta. Per noi EDENAMISTI occuparsi dei luoghi dell’abitare non è esaustivo, rinnegare le periferie dormitorio, i quartieri ghetto, le sacche suburbane entro cui attecchiscono e si annidano come virus malavita ed abbandono, non è per noi sufficiente. Benessere significa anche lavoro, dignitoso, piacevole, sicuro, un lavoro sempre meno faticoso per il quale la fatica sia progressivamente sostituita dal lavoro delle macchine, ma che al contempo riesca ad arginare lo stress e i soprusi al fine di essere autenticamente percepito come condizione di appagamento e realizzazione personale.
“maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. (...).
19Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto”
Nei passi della Genesi sulla cacciata di Adamo dall’EDEN troviamo le ragioni della scommessa EDENAMISTA che si pone come una sfida a dimostrare di potercela fare, capacità di redenzione attraverso l’espiazione e la dimostrazione di volontà e perseveranza nel tentativo di riconquistare con i propri mezzi e le proprie forze una condizione che si avvicini quanto più possibile all’EDEN perduto. E la scommessa in questo caso si gioca proprio sul lavoro, sull’ingegno, sulla tecnologia, capace di alleviare le fatiche dell’uomo, ribaltando le profetiche parole della cacciata e trasformando il dolore ed il disagio in gioia ed opportunità. La tecnologia non deve essere intesa come opportunità asservita al profitto ed al guadagno di pochi, ma come occasione per tutti. Grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia e della ricerca siamo già oggi in grado di ristrutturare i modelli organizzativi e di lavoro. Ristrutturiamo le fabbriche, gli uffici, i laboratori; lavoriamo per il raggiungimento di livelli di benessere e standard di sicurezza più elevati! Imperativi questi che devono diventare obiettivi largamente condivisi e scaturire forti e spontanei dalla società a tutti i livelli. Solo così si potrà parlare veramente di progresso, progresso economico e progresso sociale a tutti i livelli: progresso nei modi di vita e di lavoro anche attraverso il progresso della cultura, delle arti, della sperimentazione, delle tecnologie. Progresso per vivere in armonia, con gioia, circondati da serenità e bellezza. Un traguardo facilmente raggiungibile attraverso una necessaria riconsiderazione dei valori degli individui, che superi l’idea assoluta ed intangibile del profitto per privilegiare i concetti di benessere, di sperimentazione, di cultura.