Il World Economic Forum di Davos del
gennaio 2013 ha contribuito a chiarire, per chi non l’avesse ancora capito, la
reale articolazione dei poteri nel mondo globalizzato contemporaneo.
Schierati a Davos abbiamo infatti potuto
vedere, in carne ed ossa, gli invisibili, gli inarrivabili, gli egemoni; coloro
che non alimentano il gossip, non compaiono in televisione, non vengono
bersagliati dai giornali o insidiati dalla magistratura: il vertice del sistema
finanziario dominante.
Il potere, nei diversi momenti storici, è di
volta in volta conteso tra politica ed economia e, nella maggior parte dei casi
le due sfere d’influenza coincidono: coincidono nelle fasi storiche di ascesa
delle società, per la corale spinta verso conquiste di benessere e di solidità,
determinata dalla coincidenza tra ideali forti e consolidamento dell’economia;
divergono nelle fasi discendenti, nelle quali si perde la spinta ideale e
l’obiettivo comune e si tende a vivere di rendita su quanto prodotto in passato.
L’Occidente all’avvio del Terzo Millennio
si trova proprio in questa parabola recessiva di stanchezza e perdita di
ideali: il capitalismo figlio della Rivoluzione Industriale, fatto di progresso
tecnico e di impresa, è degenerato in capitalismo finanziario; la politica a
sua volta, raggiunta la fase di stabilità e di pace dopo la seconda guerra
mondiale, ha perso di impulso e si è ritirata, per mancanza di orizzonti per i
quali valesse la pena spendersi, a fare da zerbino alla dittatura dei capitali,
delle banche e delle finanziarie.
Chiarito lo scenario di fondo, possiamo
collocare gli attori della rappresentazione contemporanea comprendendone il
copione. In tal modo capiamo, ad esempio, come sia stato possibile il golpe
strisciante che ha portato l’insipido Monti al potere SENZA CHE LA POLITICA
ABBIA MOSSO UN DITO; comprendiamo l’unanime apprezzamento dello stesso Monti in
Europa e sui maggiori giornali, e ci diamo una spiegazione per lo strisciante
disprezzo e la derisione da sempre manifestata verso Berlusconi (uomo d’impresa
e non di finanza), da parte di molti dei suoi colleghi europei.
In questo quadro ricollochiamo, nella
corretta dimensione, il parlamento, i partiti, ed in generale il cosiddetto ‘potere’
politico. Senza ideali alti la politica si ritrova a rappresentare la parodia
del potere, in essa si trovano a proprio agio parassiti di ogni risma che, a
costo di accomodarsi a vita su poltrone di privilegio, sono disposti ad ogni
compromesso, facendosi dettare l’agenda dai Principi di Davos e subendo senza
vergogna i dileggiamenti dell’opinione pubblica, dei giornali, dei pubblici
ministeri e dimostrando in tal modo di essere solo delle marionette senza
dignità, nelle mani di chi conta davvero.
In questo quadro si consuma la liturgia
‘democratica’ delle elezioni, per la quale un popolo espropriato della
sovranità finge di decidere delegando a rappresentarlo una classe politica di
cortigiani al soldo dei Signori di Davos.
Luca Bertagnon