Una semplice analisi ed un appello: con il fiorire delle avanguardie dalla fine del IXX secolo si è assistito ad un reale rinnovamento nel gusto, nei modi di vita e nelle manifestazioni artistiche in generale, che proprio tramite la pittura si sono manifestate con maggiore evidenza ed ampia riconoscibilità. Dalla tradizione figurativa Ottocentesca si sono rapidamente percorse le numerose soglie della sperimentazione pittorica, fino a proporre la tela come supporto per una pura provocazione o per lanciare idee ed ipotesi estreme. E’ il fascino e la potenzialità dell’arte, che si esprime attraverso la sensibilità, la potenzialità, la carica espressiva ed innovativa degli artisti. La società, prima stupita, ammutolita, indignata, attraverso le espressioni dell’arte, compie un percorso culturale ed estetico, impara a riconoscere e a comprendere, fino ad apprezzarle, le forme espressive nuove e, dopo essersene impadronita, seleziona, giudica, premia o demolisce perché ormai la manifestazione e la rappresentazione del nuovo è divenuto patrimonio comune. Ebbene, dal dopoguerra sembra che questo meccanismo virtuoso si sia inceppato. Con il dominio dell’utile e dell’economia, anche l’arte è valutata secondo i paradigmi del dogma utilitaristico, in funzione della resa dell’investimento, del valore di mercato, della quotazione di un determinato artista. L’arte perde di significato dal punto di vista espressivo, estetico ed intellettuale, per venire mercificata in un mercato viziato dal monopolio dei galleristi. Si è perso dunque il senso collettivo e di partecipazione verso le manifestazioni artistiche, riducendo l’arte ad un fenomeno di nicchia, elitario, di mostre e vernissage per pochi eletti. In questa prospettiva si comprende il perché il mercato dell’arte arranca, privo di proposte innovative, nella perpetua riproposizione dei nomi e firme ormai esauste, nella sterile riproposizione di presunte provocazioni capaci al massimo di provocare noia. Ma, come per l’architettura, anche la pittura continua a stimolare ed affascinare, giovani artisti, coraggiosi, emarginati dal mercato ‘ufficiale’ dei galleristi milionari, che testardamente e silenziosamente sperimentano, producono, esprimono nell’arte le loro idee, senza necessariamente provocare, ma alla ricerca piuttosto della forma, del colore, della dinamica della materia, di una estetica nuova, che sappia trasmettere emozioni e sensazioni di piacere e benessere.
UN APPELLO: ... Su! Su! .... intellettuali, artisti, filosofi, liberi pensatori, incomincia il viaggio, instancabile e frenetico, propulsione di una riconquistata ideologia, verso un eden nel quale libertà, sicurezza, benessere e opportunità siano il presupposto indispensabile sul quale incastonare armonia, bellezza, equilibrio e ... idee.
Strappiamoci di dosso le divise, omologanti e protettive, con le quali ci avevano illuso tecnocrati e maghi della finanza e torniamo ad indossare cappelli, camicie colorate, stivali, occhiali e orologi vistosi per riconoscerci nel viaggio.
Convinti della superiorità del pensiero, della creatività e della bellezza sulla finanza e sul profitto di pochi, liberiamoci dalle catene con le quali si illudono di imprigionarci i mercanti e mettiamoci in MOVIMENTO consapevoli che:
il profitto fine a sé stesso è egoista, genera illusioni e genera scorie;
la tecnologia, le scienze, il progresso, benché animati e nutriti dal profitto, non possono esserne asservite, ma devono rispondere prioritariamente ai bisogni dell’uomo;
solo l’ideologia, per sua natura collettiva, frutto di viscerali pulsioni sociali, è in grado di bilanciare, contenere, guidare e disciplinare il profitto, l’interesse e la finanza, per porle a servizio della comunità;
il sonno delle ideologie ed il torpore degli intellettuali hanno ceduto spazio al profitto che, con le sue leggi spietate e con le sue illusioni, pur contribuendo al progresso ed al benessere, ha abbandonato sul terreno una grande quantità di scorie.
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