giovedì 18 agosto 2011

RICOSTRUIRE IL TERRITORIO ED IL PAESAGGIO


Progresso, benessere, fase ascendente del genere umano = espansione, DOMINIO!
Dominio significa occupazione del territorio, possesso, uso del suolo finalizzato ai propri esclusivi bisogni, alla concretizzazione dei propri ideali.
Il quest’ottica di dominio e di consumo, il concetto stesso di paesaggio si evolve, si apprezzano moderni skyline di ciminiere e di fabbriche, di grattacieli, ma, nel profondo, domina L’ABITUDINE DEI MILLENNI PASSATI quando, in assenza di ciminiere, grattacieli e fabbriche, il riferimento per il paesaggio erano le sole forme e le espressioni della natura, con i suoi colori, le sue forme e le sue suggestioni. Forte rimane l’emozione che si prova all’avvicinarsi di un temporale: è la voce dei millenni passati che ci esorta “attento, riparati!”. Intense le impressioni in presenza di un tramonto o sulla vetta di una montagna o di fronte allo sconfinato tavoliere del mare o ancora alla vista di uno stormo in migrazione. Impressioni effimere, potenti, che si consumano nel volgere di un istante e delle quali si tende subito a dimenticare la bellezza e la carica emozionale perché la loro memoria è conservata nel profondo, è una memoria antica che, quando sollecitata, riaffiora prepotente per poi tornare a riposare. E’ l’EDEN che si manifesta per segnare una prospettiva, per ricordarci la differenza tra il bene e il male, tra il bello che ci infonde gioia autentica, benessere e serenità, e lo squallore deprimente e avvilente di ampie porzioni del nostro territorio sacrificato alle logiche individualistiche ed egoistiche di un progresso malato.
Il tramonto, la foresta, la stessa campagna, segnata dai fossi e canali, sottolineata da filari e da siepi, non rappresentano esclusivamente un’evocazione romantica con accenni nostalgici e un po’ retrò, ma semplicemente un antico bisogno, imprescindibile, ineliminabile, radicato, che puntualmente ritorna prepotente, si manifesta, domina e alla fine prevale. Prevale sulle suggestioni del progresso, sui moderni skyline, sulle manifestazioni, anche le più colte e ben riuscite della modernità.
Affrontare il tema del territorio, partendo dal concetto di paesaggio, in un’accezione edenamista, significa prendere atto dell’esistenza e della forza di una memoria atavica nell’uomo e da qui partire nell’AZIONE e nella RICERCA dell’equilibrio, della varietà, della diversificazione, per rendere accettate, gradite, emozionali ed evocative anche le manifestazioni ed i prodotti della modernità, frutto di una memoria certamente più breve. Ecco che la conservazione degli elementi, dei paesaggi, delle suggestioni della memoria, che deve assumere aspetti di sacralità per quanto è importante, è la condizione per rendere accettabili, per sottolineare, per radicare manifestazioni ed espressioni legate alla contemporaneità, alla vita e alle esigenze del quotidiano, proprio per calare i bisogni pratici legati alla cultura e al progresso in una prospettiva di eden, di totale accettazione, di gradimento e di benessere.
EDENAMISMO è conservazione integrale di ciò che resta da conservare legato alla memoria atavica e profonda dell’uomo.
EDENAMISMO è ricerca della miglior gestione della concentrazione urbana per mantenere, conservare, valorizzare e RIPRISTINARE (in un’ottica di reale equilibrio) le suggestioni del paesaggio di antica memoria e l’evocazione delle manifestazioni prorompenti della natura, anche nel quotidiano, attraversando la Brianza o la periferia di Phildelphia.
EDENAMISMO è rifiuto fermo, fiero ed ESTREMO del colonialismo spiccio (a poco prezzo) del territorio ancora disponibile (poco o tanto che sia) per la ricerca di forme di utilizzo intensivo, equilibrato e di qualità dell’urbanizzato già a nostra disposizione. In questa accezione si inserisce il concetto di demolizionismo, per liberare spazio, per aggiustare, migliorare, rinnovare, INVESTIRE NELLA QUALITA’!

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