E’
la sera del 3 agosto 2012 e, dalla rampa della scenografica piazza di Caldè si
parte! 10 vogatori della Canottieri Caldè (i BOMBI della Caldè) su due
imbarcazioni a remi della Federazione Italiana di Canottaggio, donate dal
gruppo Carige per stimolare e promuovere la voga a remi in mare. E siccome il
Lago Maggiore è un po’ come il nostro mare, presentandosi a volte più rabbioso
ed insidioso del mare stesso, ci troviamo a nostro agio sulle comode e sicure
imbarcazioni azzurre che saranno la nostra ‘casa’ per i prossimi tre giorni. Il
clima tra i vogatori è euforico e concitato e ultimati i preparativi,
finalmente SI PARTE!
Da
questo momento ci si proietta, come magicamente, in una nuova dimensione, certo
c’è un programma, dei punti di approdo previsti, un obiettivo, ma quello che è
l’elemento trascinante e qualificante dell’esperienza risiede nello stretto
rapporto tra il ritmo della remata ed il film che scorre di fronte agli occhi
dei vogatori fatto di paesaggi, di suoni, di profumi e di parole. E’ un ritmo
che incede a volte lento, a volte più intenso, tale da fare percepire la
contrazione di muscoli e lo sforzo, ma sempre a misura d’uomo, tutto giocato
sulla componente fisica e sui tempi del battito cardiaco.
Il
Lago Maggiore è realmente esteso, allungato al punto da non essere percepibile unitariamente
da terra: c’è sempre una piega nella sagoma, una montagna che ne nascondono una
parte; bisogna andare oltre per capire come si sviluppa lo specchio d’acqua, ma
l’esperienza dei tre giorni di giro ha dimostrato come, seppure grande, possa
essere comodamente gestito A REMI, sia chiaro, con le imbarcazioni ed i
vogatori adatti.
Il
segreto, l’esperienza quasi mistica, il senso di avventura e di sfida insiti
nel giro del lago a remi risiede proprio in quell’intimo rapporto tra la
velocità di progressione, ritmo della remata, assieme di vogatori e percezione
dei sensi di ciò che si vede e si vive in ogni momento. Molti autori hanno
affrontato il tema della passeggiata e altrettanti si sono dedicati a
descrivere e rappresentare le forti sensazioni di una scalata in montagna. Le
stesse sensazioni, le stesse emozioni, accompagnano la progressione a remi,
solo tangenzialmente disturbata, nel periodo agostano, dal transito dei potenti
motoscafi che solcano il Lago.
Nella
strepitosa esperienza del giro del lago in coastal rowing (questo è il nome
delle barche utilizzate per l’impresa) c’è il senso del concetto di turismo
remiero e l’essenza dell’approccio edenamista: si è trattato infatti di
un’esperienza profondamente a misura d’uomo, secondo i tempi ed i ritmi imposti
dalla fatica e dal fisico, nel quale la tecnologia e l’innovazione hanno avuto
una parte importantissima, ma in termini di presidi passivi. Barche moderne e
sicure, altamente competitive, spinte a remi. Un approccio ecologico ed
intimista nel quale la percezione del paesaggio ed il senso del viaggio non
sono viziati dalla ‘droga’ della velocità, dall’idea che passando veloci si
veda di più e si riesca ad abbracciare e ‘possedere’ meglio il Lago. In questo
c’è tutto l’equivoco futurista e modernista che ha portato ad una insostenibile
idea di sviluppo e di consumo: che senso ha ‘bruciarsi’ il Lago Maggiore
percorrendolo a folle velocità da cima a fondo in 45 minuti nel frastuono di
130 cavalli pestando sulle onde per tutto il tempo? Cosa si vede, cosa si
percepisce? Solo l’adrenalina della velocità, una sorta di doping che regala
sensazioni artefatte ed effimere che poco hanno a che fare con il contesto.
Con
l’idea tutta edenamista di turismo remiero si vuole invece proporre un tipo di
esperienza ecologica e a misura d’uomo che sia in grado di offrire emozioni e
sensazioni autentiche, che conceda il tempo per vedere e per sentire, per
parlare e stare in compagnia, pur senza rinunciare a qualche eccesso di adrenalina
e a qualche forte emozione.
Non
vorrei infatti che passasse solo l’idea di un placido viaggio nelle tranquille
acque del Lago Maggiore, fatto di parole, di silenzi e di paesaggi. La
componente dinamica, adrenalinica ed emozionale c’è stata eccome e non è stata
una componente cercata o indotta artificialmente dalla propulsione a scoppio,
ma bensì è derivata dal carattere tutt’altro che tranquillo del Lago Maggiore
che, nei tre giorni di tour ci ha regalato: Mergozzo, Maggiore, Tramontana,
Valmaggino e Inverna, oltre alla inevitabili turbolenze in occasione o in
prossimità dei temporali. Tutti venti rigorosamente contro, con momenti di
autentica apprensione nell’attraversamento del braccio di Lago tra Stresa e
Pallanza con Mergozzo contrario e con temporale in avvicinamento. Anche ai
Castelli di Cannero l’improvviso manifestarsi del Maggiore ha causato qualche
difficoltà di progressione agli equipaggi sostenuti dalla consapevolezza di
essere supportati da barche appositamente studiate per resistere e superare i
venti e le onde. In questi momenti il silenzio e la contemplazione hanno
lasciato spazio alla concitazione, alla foga, allo sforzo della remata contro
vento e a qualche momento di autentica apprensione, a ricordo che il turismo
remiero e l’Edenamismo non possono essere confinati un una dimensione
esclusivamente bucolica e contemplativa, ma presuppongono lo sforzo fisico, il
ritmo, la dinamica ed il moto.
Luca
Bertagnon
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