sabato 1 ottobre 2011

EDENAMISMO E FUTURISMO


In relazione ai concetti ed ai richiami al futuro ed al progresso che accomunano Edenamismo e Futurismo, sembra giunto il momento di proporre un confronto per comprenderne differenze ed affinità, allo scopo di chiarire sempre più e sempre meglio i contorni di ciò che definiamo Edenamismo. Per fare questo partiamo dal Movimento Futurista, del quale conosciamo approfonditamente ogni aspetto, per quanto è stato scritto e per quanto ha appassionato i contemporanei prima e gli studiosi in seguito. In estrema sintesi (questo non vuole neanche lontanamente essere inteso come un saggio esaustivo ma piuttosto come un appunto di viggio per necessari prossimi approfondimenti) il Futurismo coglie nella Dinamica ed in generale nella trasformazione e nel nuovo, l’essenza stessa del progresso, secondo una logica intrinsecamente evoluzionista che subordina il progresso all’atto dinamico, alla creatività al movimento, il bello all’azione. La dinamica è bene, la riflessione statica assume al contrario una connotazione intrinsecamente negativa.
Qualcosa di molto simile alla contemporanea distinzione tra ‘lento’ e ‘rock’, laddove il ‘lento’ assume una connotazione conservativa negativa, mentre il ‘rock’ è sinonimo di vitalità, dinamismo e progresso.
Più articolato e complesso è invece il rapporto tra Edenamismo e Dinamica. L’atto dinamico affascina e, certo, il cambiamento è sinonimo di innovazione, crescita, miglioramento e speranza. Non a caso l’Eden, in una visione autenticamente edenamista, può essere raggiunto e riconquistato solo attraverso l’azione, l’atto dinamico ed il movimento operoso.
Ecco come il fascino dell’azione, il coraggio del nuovo e la propensione al movimento accomunino Futurismo ed Edenamismo, così come la logica intrinsecamente evoluzionista e positiva si riscontra in entrambi, così da determinarne un’evidente affinità.
Dove invece divergono profondamente Futurismo ed Edenamismo è nel valore positivo assoluto che il Futurismo concede sempre all’azione; al contrario dell’Edenamismo che si rapporta all’azione in modo più problematico. Pur conferendo all’azione un valore intrinsecamente positivo, l’Edenamismo non le riconosce un valore positivo assoluto. L’azione infatti va valutata, interpretata, prevista per quanto possibile e conseguentemente disciplinata. Le fasi attive della storia non presuppoingono sempre e comunque il raggiungimento di una fase stabile più performante della precedente, ma possono anche condurre ad uno stadio regressivo o problematico, magari transitorio, ma tale da allontanarci dall’Eden.
Se quindi condizione indispensabile per l’Eden è la Dinamica, non necessariamente l’atto dinamico è sempre incondizionatamente funzionale all’Eden.
Il valore intrinsecamente positivo che l’Edenamismo concede all’azione dipende dalla convinzione che comunque la Dinamica arrivi, magari anche dopo un percorso di ricerca e sperimentazione tortuoso e sofferto, ad una condizione stabile progressiva. Compito dell’Edenamismo è proprio quello di disciplinare il più è possibile l’azione in modo da ottimizzarla, finalizzandola al raggiungimento dell’Eden.
L’Eden è quindi la prospettiva ultima (il sogno in prospettiva), che può essere conquistata gradualmente per stadi successivi di stabilità e benessere. Ogni stadio corrisponde ad una fase storica determinata e riconoscibile.
Ancora assistiamo ad un notevole ridimensionamento del ruolo affidato alla Dinamica dall’Edenamismo: laddove la dinamica in chiave futurista è essenza stessa di progresso e di crescita, per l’Edenamismo la Dinamica è più semplicemente un mezzo, spesso imperfetto, per il progresso.
Esemplificando potremmo assimilare il Futurismo ad un incedere in costante accelerazione (verso un inevitabile schianto contro il solido muro della realtà?), mentre l’Edenamismo si connota più con un incedere sincopato, fatto di movimento e di stasi; e quanto più è duratura la fase di stabilità, maggiormente percepibile è il percorso di avvicinamento all’Eden.
luca bertagnon

Nessun commento:

Posta un commento