In relazione ai concetti ed ai richiami al
futuro ed al progresso che accomunano Edenamismo e Futurismo, sembra giunto il
momento di proporre un confronto per comprenderne differenze ed affinità, allo
scopo di chiarire sempre più e sempre meglio i contorni di ciò che definiamo
Edenamismo. Per fare questo partiamo dal Movimento Futurista, del quale
conosciamo approfonditamente ogni aspetto, per quanto è stato scritto e per
quanto ha appassionato i contemporanei prima e gli studiosi in seguito. In
estrema sintesi (questo non vuole neanche lontanamente essere inteso come un
saggio esaustivo ma piuttosto come un appunto di viggio per necessari prossimi
approfondimenti) il Futurismo coglie nella Dinamica ed in generale nella
trasformazione e nel nuovo, l’essenza stessa del progresso, secondo una logica
intrinsecamente evoluzionista che subordina il progresso all’atto dinamico,
alla creatività al movimento, il bello all’azione. La dinamica è bene, la
riflessione statica assume al contrario una connotazione intrinsecamente
negativa.
Qualcosa di molto simile alla
contemporanea distinzione tra ‘lento’ e ‘rock’, laddove il ‘lento’ assume una
connotazione conservativa negativa, mentre il ‘rock’ è sinonimo di vitalità,
dinamismo e progresso.
Più articolato e complesso è invece il
rapporto tra Edenamismo e Dinamica. L’atto dinamico affascina e, certo, il
cambiamento è sinonimo di innovazione, crescita, miglioramento e speranza. Non
a caso l’Eden, in una visione autenticamente edenamista, può essere raggiunto e
riconquistato solo attraverso l’azione, l’atto dinamico ed il movimento
operoso.
Ecco come il fascino dell’azione, il
coraggio del nuovo e la propensione al movimento accomunino Futurismo ed
Edenamismo, così come la logica intrinsecamente evoluzionista e positiva si riscontra
in entrambi, così da determinarne un’evidente affinità.
Dove invece divergono profondamente
Futurismo ed Edenamismo è nel valore positivo assoluto che il Futurismo concede
sempre all’azione; al contrario dell’Edenamismo che si rapporta all’azione in
modo più problematico. Pur conferendo all’azione un valore intrinsecamente
positivo, l’Edenamismo non le riconosce un valore positivo assoluto. L’azione
infatti va valutata, interpretata, prevista per quanto possibile e
conseguentemente disciplinata. Le fasi attive della storia non presuppoingono
sempre e comunque il raggiungimento di una fase stabile più performante della
precedente, ma possono anche condurre ad uno stadio regressivo o problematico,
magari transitorio, ma tale da allontanarci dall’Eden.
Se quindi condizione indispensabile per
l’Eden è la Dinamica, non necessariamente l’atto dinamico è sempre
incondizionatamente funzionale all’Eden.
Il valore intrinsecamente positivo che
l’Edenamismo concede all’azione dipende dalla convinzione che comunque la
Dinamica arrivi, magari anche dopo un percorso di ricerca e sperimentazione
tortuoso e sofferto, ad una condizione stabile progressiva. Compito
dell’Edenamismo è proprio quello di disciplinare il più è possibile l’azione in
modo da ottimizzarla, finalizzandola al raggiungimento dell’Eden.
L’Eden è quindi la prospettiva ultima (il
sogno in prospettiva), che può essere conquistata gradualmente per stadi
successivi di stabilità e benessere. Ogni stadio corrisponde ad una fase
storica determinata e riconoscibile.
Ancora assistiamo ad un notevole
ridimensionamento del ruolo affidato alla Dinamica dall’Edenamismo: laddove la
dinamica in chiave futurista è essenza stessa di progresso e di crescita, per
l’Edenamismo la Dinamica è più semplicemente un mezzo, spesso imperfetto, per
il progresso.
Esemplificando potremmo assimilare il
Futurismo ad un incedere in costante accelerazione (verso un inevitabile
schianto contro il solido muro della realtà?), mentre l’Edenamismo si connota
più con un incedere sincopato, fatto di movimento e di stasi; e quanto più è
duratura la fase di stabilità, maggiormente percepibile è il percorso di
avvicinamento all’Eden.
luca bertagnon
luca bertagnon
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