Il breve racconto della genesi edenamista
enfatizza a suo modo l’intuizione di trovarsi nel pieno di una fase storica di
cambiamento, nella quale un sistema di valori che sembravano invincibili,
sembra andare irrimediabilmente in crisi, lasciando sul campo una moltitudine
di interrogativi ed aprendo a nuove prospettive.
Ad un anno dall’episodio inquadrato come
Genesi Edenamista, i fatti hanno dimostrato come la fase di transizione evocata
fosse in realtà un vortice travolgente: crisi dei mercati, collasso, una dopo
l’altra, delle economie europee, crisi del sistema economico statunitense,
collasso del sistema di potere vigente in Medio Oriente da più di 40 anni. Che
dire poi dei fenomeni sociali a scala planetaria come la globalizzazione reale,
favorita dagli spostamenti di masse sempre più ingenti di persone, fino alla
crisi di valori e certezze che avevano sostenuto le diverse società per
l’intera fase storica in corso. In Italia ad esempio abbiamo assistito, e
percepito chiaramente giorno dopo giorno, ad un processo di secolarizzazione
senza precedenti nell’era moderna.
Di fronte alla quantità ed alla vastità
dei fenomeni in atto, qui solo brevemente e macroscopicamente richiamati,
parlare di ‘intuizione’ per definire la ’Genesi Edenamista’ è certo
eufemistico, anche se spesso il cambiamento in atto non è percepito da chi lo
subisce quotidianamente. A volte invece basta un un episodio, una pausa della
mente dalle occupazioni abituali, uno stimolo particolare inatteso, ad attivare
dei collegamenti cerebrali definibili come intuizioni, ma piuttosto configurabili
come disponibilità all’ascolto ed alla verifica ed approfondimento dei fatti.
Il Perché del titolo incarna le tante domande sulle ragioni che mi hanno spinto
a cercare delle risposte convincenti e delle prospettive nuove nell’Edenamismo;
o meglio in qualcosa di non precisamente e compiutamente definito al quale ho
dato il nome di Edenamismo.
C’era davvero bisogno di una nuova teoria
per inquadrare e dare ordine ad un complesso di pensieri disarticolati e di
intuizioni che sgorgavano come un fiume in piena? Che senso ha parlare di
Edenamismo, per giustificare un approccio che in ultima analisi tende alla
mediazione ed alla stabilità, senza offrire prospettive autenticamente
rivoluzionarie, che sono poi quelle che offrono riconoscibilità e attivano il pensiero
di massa? La regola secondo la quale se vuoi un facile e duraturo consenso devi
trovarti un nemico, non sembra appartenere all’Edenamismo; dove si vuole
arrivare dunque? Ad una proposta salvifica? Ad una gestione del consenso? Alla
formulazione di una filosofia originale da tramandare ai posteri? Niente di
tutto questo! Edenamismo è risposta ad un bisogno e ad una voglia di analisi
dei fatti, di conoscenza, di partecipazione al dibattito; il tutto entro un
quadro unitario che leghi e ordini i pensieri e le opinioni entro un’idea, un
progetto, un’immagine strutturata che si manifesta con il termine di
Edenamismo. Da qui l’idea di Edenamismo come traguardo e di Dinamica come
ricerca, azione, voglia di conoscere e partecipare. Edenamismo si connota
quindi come la prospettiva che muove l’azione, laddove è l’azione la vera
protagonista.
Se l’Edenamismo è un traguardo in
prospettiva, è la Dinamica che anima la voglia di pensare, di interagire, di
partecipare e di esprimersi. Orientare la Dinamica quindi, non tanto con
l’obiettivo di orientare il pensiero, quanto con l’idea di partecipare
attivamente, consapevolmente e con passione al dibattito.
Altro ambizioso obiettivo è quello di
coagulare dietro a questa idea un gruppo di amici, intellettuali, appassionati
del pensiero, che accettino la sfida di strutturare un coerente pensiero
Edenamista; liberi di pensare, di esprimersi, di mantenersi intellettualmente
attivi scopritori del mondo, appassionati, affiatati e galvanizzati, protesi
verso una costante sfida alla ricerca di un mondo e di una società migliori.
Tutto questo è Edenamismo
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