venerdì 14 ottobre 2011

EDENAMISMO … perché?


Il breve racconto della genesi edenamista enfatizza a suo modo l’intuizione di trovarsi nel pieno di una fase storica di cambiamento, nella quale un sistema di valori che sembravano invincibili, sembra andare irrimediabilmente in crisi, lasciando sul campo una moltitudine di interrogativi ed aprendo a nuove prospettive.
Ad un anno dall’episodio inquadrato come Genesi Edenamista, i fatti hanno dimostrato come la fase di transizione evocata fosse in realtà un vortice travolgente: crisi dei mercati, collasso, una dopo l’altra, delle economie europee, crisi del sistema economico statunitense, collasso del sistema di potere vigente in Medio Oriente da più di 40 anni. Che dire poi dei fenomeni sociali a scala planetaria come la globalizzazione reale, favorita dagli spostamenti di masse sempre più ingenti di persone, fino alla crisi di valori e certezze che avevano sostenuto le diverse società per l’intera fase storica in corso. In Italia ad esempio abbiamo assistito, e percepito chiaramente giorno dopo giorno, ad un processo di secolarizzazione senza precedenti nell’era moderna.
Di fronte alla quantità ed alla vastità dei fenomeni in atto, qui solo brevemente e macroscopicamente richiamati, parlare di ‘intuizione’ per definire la ’Genesi Edenamista’ è certo eufemistico, anche se spesso il cambiamento in atto non è percepito da chi lo subisce quotidianamente. A volte invece basta un un episodio, una pausa della mente dalle occupazioni abituali, uno stimolo particolare inatteso, ad attivare dei collegamenti cerebrali definibili come intuizioni, ma piuttosto configurabili come disponibilità all’ascolto ed alla verifica ed approfondimento dei fatti. Il Perché del titolo incarna le tante domande sulle ragioni che mi hanno spinto a cercare delle risposte convincenti e delle prospettive nuove nell’Edenamismo; o meglio in qualcosa di non precisamente e compiutamente definito al quale ho dato il nome di Edenamismo.
C’era davvero bisogno di una nuova teoria per inquadrare e dare ordine ad un complesso di pensieri disarticolati e di intuizioni che sgorgavano come un fiume in piena? Che senso ha parlare di Edenamismo, per giustificare un approccio che in ultima analisi tende alla mediazione ed alla stabilità, senza offrire prospettive autenticamente rivoluzionarie, che sono poi quelle che offrono riconoscibilità e attivano il pensiero di massa? La regola secondo la quale se vuoi un facile e duraturo consenso devi trovarti un nemico, non sembra appartenere all’Edenamismo; dove si vuole arrivare dunque? Ad una proposta salvifica? Ad una gestione del consenso? Alla formulazione di una filosofia originale da tramandare ai posteri? Niente di tutto questo! Edenamismo è risposta ad un bisogno e ad una voglia di analisi dei fatti, di conoscenza, di partecipazione al dibattito; il tutto entro un quadro unitario che leghi e ordini i pensieri e le opinioni entro un’idea, un progetto, un’immagine strutturata che si manifesta con il termine di Edenamismo. Da qui l’idea di Edenamismo come traguardo e di Dinamica come ricerca, azione, voglia di conoscere e partecipare. Edenamismo si connota quindi come la prospettiva che muove l’azione, laddove è l’azione la vera protagonista.
Se l’Edenamismo è un traguardo in prospettiva, è la Dinamica che anima la voglia di pensare, di interagire, di partecipare e di esprimersi. Orientare la Dinamica quindi, non tanto con l’obiettivo di orientare il pensiero, quanto con l’idea di partecipare attivamente, consapevolmente e con passione al dibattito.
Altro ambizioso obiettivo è quello di coagulare dietro a questa idea un gruppo di amici, intellettuali, appassionati del pensiero, che accettino la sfida di strutturare un coerente pensiero Edenamista; liberi di pensare, di esprimersi, di mantenersi intellettualmente attivi scopritori del mondo, appassionati, affiatati e galvanizzati, protesi verso una costante sfida alla ricerca di un mondo e di una società migliori.
Tutto questo è Edenamismo

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