sabato 1 ottobre 2011

EDONISMO EDENAMISMO ED EDEN 25 agosto 2011


Nel tentativo di disegnare dei confini attorno al concetto di edenamismo, viene quasi naturale il richiamo all’edonismo.
L’avvio di un confronto con le filosofie edoniste rappresenta un passaggio utile ad una sempre più chiara comprensione di ciò che intendiamo per Edenamismo. Molte sembrerebbero essere le affinità tra i due concetti, in particolare la ricerca di un bene che approdi nel benessere e nel sommo godimento dell’individuo,  benessere e godimento che sono propri anche del traguardo dell’Eden, fine ultimo dell’Edenamismo.
Ma le analogie si esauriscono qui: se infatti il bene edonistico si riduce ad un piacere materiale, immediato, non scevro da eccessi e per nulla incline a qualsivoglia mediazione, secondo la logica del ‘cogliere l’attimo’ perché ‘del domani non v’è certezza’, il bene per l’Edenamismo è un bene in prospettiva, che va costruito e conquistato con il lavoro e con l’azione, frutto di scelte ponderate e consapevoli. Si tratta di un bene che non disdegna certo il piacere immediato ed effimero, ma lo subordina al raggiungimento del fine ultimo che è il bene supremo. Viene a questo punto naturale proporre un accostamento con il fondamento delle grani religioni monoteiste che, pur con differenti sfaccettature, concordano sul traguardo di un bene supremo extra terreno da conquistare anche a costo di sofferenze e sacrifici nella parentesi della vita sul Globo.
Ancora una volta l’Edenamismo si cimenta in un esercizio di equilibrio tra istanze opposte: supera il riduttivismo edonista pur senza subordinare ogni scelta ad un bene supremo e intangibile, ad una promessa per qualcosa aldilà della vita terrena.
Fedele al traguardo dell’Eden, l’Edenamismo tiene i piedi ben saldi a terra, nel tentativo di riproporre la condizione ottimale dell’Eden perduto, da uomini e per gli uomini. E’ un’azione dinamica di riconquista, di spiccata matrice umanista, volta ad un traguardo estremamente ambizioso e lontano, ma, a differenza della proposta delle religioni monoteiste, si tratta di un traguardo tutto terreno.
Il fascino dell’azione e la spinta alla riconquista sono alimentate dall’utopia del traguardo, terreno ma al tempo stesso ideale e collettivo e dalla concretezza insita nella consapevolezza che la meta potrà essere raggiunta solo per tappe successive, queste sì estremamente reali, tangibili, misurabili ed apprezzabili nel corso della vita di ognuno.
In questo l’Edenamismo si colloca entro una dinamica evoluzionistica, che legge anche le fasi più tragiche ed apparentemente deteriori della storia, in chiave positiva, quasi che siano passaggi dolorosi indispensabili al raggiungimento di un intervallo temporale successivo caratterizzato da un sempre maggiore livello di stabilità e benessere. Ma l’Edenamismo non sconfina mai, per sua natura, in un passivo fatalismo, e non considera quindi le fasi più negative e deteriori della come inevitabili, piuttosto si misura con esse nella convinzione e con l’obiettivo di prevederle per neutralizzarne gli effetti negativi e deteriori. Questa è l’essenza ed il fascino della Dinamica che, agendo e tentando di disciplinare le fasi attive e di transizione, consente il raggiungimento delle fasi successive di stabilità e benessere (Eden). Una visione evolutiva per stadi successivi di stabilità e benessere intervallati da fasi dinamiche e di cambiamento che determinano la crescita, sintomo di un approccio positivo e costruttivo che si concretizza anche attraverso un bene momentaneo ed un piacere effimero, che certo l’Edenamismo non disdegna. La promozione del puro piacere e del piacere effimero da parte dell’Edenamismo è tanto più convinta quanto più tale piacere è funzionale alla miglior gestione delle fasi dinamiche ed al raggiungimento di una fase di Eden. Al contrario nel momento in cui la prospettiva edonistica venisse a configurarsi quale elemento di opposizione o di disturbo all’incedere progressivo edenamista, allora si privilegerebbe senza indugio il raggiungimento di un livello di benessere più stabile e duraturo, di natura sociale e collettiva, disdegnando l’appagamento individuale momentaneo.

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